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Com’è difficile cambiare…

28 dicembre 2012

Siamo ormai a poche settimane dal voto e soprattutto a pochi giorni dalla definizione delle forze in campo. I “poli” al momento visibili sono almeno quattro: centrosinistra con capofila Pierluigi Bersani; centro con Mario Monti – il sedicente tecnico super partes (qualcuno ci ha creduto) – come uomo-simbolo; centrodestra con il redivivo Silvio Berlusconi; Movimento 5 Stelle con il guastatore Beppe Grillo. E’ poi in  costruzione quello che inizialmente si chiamava quarto polo (non era ancora chiaro in quei giorni il ruolo di Monti) e che ha cominciato a prendere forma all’inizio di novembre con la campagna Cambiare si può.

Si deve a quest’ultima aggregazione – promossa da 70 attivisti di varia estrazione – l’unica precisa presa di posizione sul piano culturale, programmatico e politico rispetto al pensiero unico dominante e a ciò che ne deriva, cioè le politiche di austerity decise dalla Troika europea, il  Fiscal Compact con il suo piano di rigore fiscale e quindi di progressivo smantellamento dello stato sociale e del sistema delle garanzie per cittadini e lavoratori.

Cambiare si può ha messo in campo un programma minimo fermamente antiliberista, che ha i suoi cardini nel rifiuto delle politiche della Troika; nel progetto di ricontrattare il debito pubblico in ambito europeo, cercando alleanze nelle altre nazioni colpite dalla politiche di attacco allo stato sociale; il rifiuto delle grandi opere inutili e un piano di riconversione ecologica delle produzioni con l’intento di creare due milioni di posti di lavoro per iniziativa pubblica.

Questo progetto ha avuto un brusco cambiamento con l’arrivo dal Guatemala di Antonio Ingroia, ex pm antimafia a Palermo entrato in rotta di collisione col sistema di potere che  ruota attorno al presidente Giorgio Napolitano per via di un’inchiesta che ha coinvolto, con risvolti tutt’altro che limpidi, proprio il presidente. Ingroia ha accelerato la difficile fase di costruzione della lista “arancione” e ora c’è uno scenario nuovo. Cambiare si può si concepiva come cornice nella quale definire, con metodo democratico (prevalentemente assembleare ma con modalità che non si è riusciti a specificare), una lista di “cittadinanza politica attiva”: un esperimento mai fatto prima in Italia. Con l’arrivo di Ingroia, di fatto candidato premier di questo polo antiliberista, sono entrati in scena nuovi attori: i partiti Italia dei Valori e Pdci in particolare (Prc era già di fatto coinvolto con molti suoi militanti in Cambiare si può). Ingroia li ha introdotti nella partita ma ha chiesto loro un passo indietro, per favorire il protagonismo – quindi anche candidature in testa di lista – dell’attivismo di base.

Non è ancora chiaro in che cosa consista il “passo indietro” e come possa concretamente realizzarsi la definizione dei candidati, ma è già abbastanza chiaro che non sarà possibile realizzare il progetto di Cambiare si può, che immaginava di evitare del tutto trattative di vertice e scelte basate sulla volontà di mantenere un equilibrio fra le aspettative di partiti, associazioni, organizzazioni. C’era poco tempo per realizzare un’ambizione del genere e sono anche mancate idee precise sulle procedure da seguire (sono state solo abbozzate, immaginando che le assemblee potessero definire pubblicamente rose di candidate, da passare al vaglio di un comitato di garanti, per poi sottoporre la scelta finale alle assemblee, includendo anche un passaggio di voto telematico fra gli aderenti al progetto).

Sono in corso mentre scrivo incontri per definire le regole del gioco nel nuovo quadro, che coinvolge partiti (Idv, Pdci, Prc), organizzazioni grandi e piccole (ad esempio Emergency) e anche i portavoce di Cambiare si può, che non è però una forza politica né un’associazione, bensì il progetto che ha messo in moto molte energie e molte speranze ma che non è riuscito ad essere ciò che desiderava, cioè la cornice all’interno della quel costruire il polo antiliberista.

Non è chiaro a questo punto quale proposta uscirà dai dialoghi avviati: per molti, fra i promotori e gli aderenti a Cambiare si può, sarà una delusione. Ma è anche giusto valutare il tutto nel modo più libero e più laico possibile, pensando a qual è lo scenario generale (la paura che il prossimo parlamento sia composto da coalizioni allineate alla Troika più i parlamentari del M5S) e al tipo di proposta che verrà fatto agli elettori, più che ai promotori della campagna.

Dovremo anche pensare alle notizie che stanno arrivando sulle candidature di “cittadinanza politica attiva” nelle liste del centrosinistra. A me mettono un po’ di tristezza e destano anche una sensazione di sconfitta: persone che si sono mosse finora rimanendo ben distanti dalle dinamiche di potere, agendo in ambiti diversi ma sempre esercitando nei fatti una critica forte al cedimento culturale del centrosinistra, ormai succube del neoliberismo e del rigore europeo, si trovano a chiedere voti per quello stesso campo. Ciascuno di questi candidati avrà avuto buoni motivi per scegliere così, magari avrà pesato anche l’assenza di alternative elettorali credibili (il polo antiliberista ancora non c’è), ma è difficile ignorare che le buone ragioni della proposta antiliberista restano mortificate dall’adesione a coalizioni che sono dominate da logiche liberiste e che porteranno nella prossima legislatura (com’è avvenuto in quella appena conclusa) a fare scelte in totale contraddizione con l’idea di un’Europa dei cittadini, che contrasti i poteri finanziari e tuteli i diritti e la dignità dei cittadini.

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5 commenti leave one →
  1. 28 dicembre 2012 17:57

    D’accordo, analisi onesta e corretta. Manca, forse, un accenno ai verdi / ecologisti e civici e alla Lista civica nazionale che mi risultano parte del processo in corso. Ti segnalo anche un documento del Movimento Nonviolento, che spero venga preso in seria considerazione da chi sta partdcipando alle “trattative” … http://nonviolenti.org/cms/news/290/238/Solo-con-il-disarmo-si-esce-dalla-crisi/
    ciao, grazie
    Mao Valpiana

  2. Giuseppe Girardi, Anguillara Sabazia (Roma) permalink
    28 dicembre 2012 19:41

    Perche’ si continua a dire che SEL si e’ adeguata alla linea liberista e montiana? E’ semplicemente una stupidaggine. Sarebbe piu’ onesto intellettualmente criticare il “come” SEL ritiene di affermare una visione antiliberista e antimontiana. Combattere SEL sui valori – dicendo non verita’ – allontana tante persone che vogliono tutte la stessa cosa: non mi pare una gran bella strategia.

    • 29 dicembre 2012 22:07

      Penso lo si continui a dire perché Vendola ha firmato il documento della coalizione nel quale si impegna al rispetto degli impegni internazionali – cioè spese militari, fiscal compact, ecc. – che Bersani sicuramente vorrà fare, O credi davvero che i parlamentari di SEL voteranno contro le missioni militari e i trattati europei?

      • Giuseppe Girardi, Anguillara Sabazia (Roma) permalink
        30 dicembre 2012 05:09

        Si, lo credo, come credo che i parlamentari di SEL andranno all’opposizione se il PD decidesse per la “governabilita’” facendo un “accordo” con i neoconservatori di Monti, Casini e compagnia cantando.

      • 30 dicembre 2012 11:02

        Giuseppe non facciamo i bambini, leggiti la Carta d’intenti sottoscritta da Vendola:
        “assicurare il pieno sostegno, fino alla loro eventuale rinegoziazione, degli
        impegni internazionali già assunti dal nostro Paese o che dovranno esserlo in
        un prossimo futuro;
        • appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale
        che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta
        unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona”.
        http://download.repubblica.it/pdf/2012/politica/carta_intenti.pdf
        Secondo te cosa vuol dire? rigettare il fiscal compact???
        come vedi il dire che SEL si è adeguata è una valutazione che ha ottimi argomenti.
        anche io amo la poesia ma non la vedo come un programma politico.

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