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Il ricatto del debito è una menzogna, ecco le prove

2 novembre 2012

Le attuali politiche economiche della Troika (Commissione europea, Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea) e quindi dei governi del continente sono condizionati dal ricatto del debito, dall’idea, cioè, che ogni stato debba compiere le proprie scelte sapendo di avere come priorità il pagamento degli interessi sul proprio debito e la riduzione progressiva della sua entità. I governi sono sotto scacco, perché la Troika impone politiche di austerity, cioè di taglio della spesa pubblica, con un argomento che suona più o meno così: il debito dei vari stati è cresciuto a dismisura perché i governi hanno speso troppo e i cittadini vissuto al di sopra dei propri mezzi. Perciò ora è arrivato il momento di mettersi a dieta, quindi tagli alla spesa pubblica – dalla sanità alla scuola a tutti i servizi – e anche, come in Grecia, a stipendi e salari, a partire dal comparto pubblico (in Italia ancora non è accaduto, ma ci arriveremo presto).

In verità le politiche di austerity non migliorano la situazione debitoria dei vari stati, misurata dal rapporto fra debito e pil. Se anche la prima voce resta ferma (né la Grecia né altri hanno ridotto davvero il proprio debito), austerity e recessione fanno calare la seconda, aggravando quindi il rapporto. Ma alla Troika questo non importa, perché il ricatto del debito non ha come obiettivo reale la sua effettiva riduzione, perché tutti sanno che debiti così smisurati non potranno essere ripagati, se non in parte (e infatti in Grecia le grandi banche creditrici hanno acecttato di ridurne l’ammontare anche del 50-70%). Il vero obiettivo è sfruttare la fase storica del ricatto del debito, prima cioè che qualche stato alzi la testa e pretenda di rinegoziare il debito, per mettere le mani sui beni ancora pubblici: dal patrimonio immobiliare dello stato alle strutture sociali. E’ l’obiettivo indicato quest’estate da Mario Draghi, ideologo neoliberista prestato alla Banca centrale europea: “L’Europa”, ha detto, “non può più permettersi lo stato sociale“. Via libera quindi a privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi. L’obiettivo autentico è rimodellare in senso privatistico il welfare europeo: via garanzie sociali, diritti, intervento pubblico in economia. Tutto ai privati, parole d’ordine concorrenza e mercato. Via il concetto di solidarietà, spazio alla meritocrazia (cioè concorrenza e mercato).

Il ricatto del debito si basa su una menzogna e una finzione. La menzogna è che sia stato originato dalla spesa pubblica eccessiva e dal tenore di vita troppo alto dei cittadini; la finzione è che possa davvero essere ripagato per intero. Sul primo punto, c’è un prezioso dossier curato dal Centro nuovo modello di sviluppo, che mostra quale sia stata la vera origine dell’esplosione del debito, un’origine tutta finanziaria (l’aumento artificioso dei tassi di interesse sui titoli) e fiscale (la riduzione delle aliquote marginali più alte). Per il secondo punto, soccorre la storia.

Un debito eccessivo e causato da uno squilibrio di potere fra chi concede il prestito (la finanza internazionale) e chi lo riceve (i deboli stati nazionali) non può che essere rinegoziato. Si tratta di vedere chi gestisce la rinegoziazione. Se a guidare l’operazione è il creditore, come in Grecia, si approda ai risultati che vediamo: impoverimento generale, smantellamento dello stato sociale. Se invece guida il debitore, la musica cambia, perché le priorità sono diverse: al primo posto va la coesione sociale, il mantenimento di servizi garantiti, la tutela del patrimonio pubblico, e a rimetterci sono banche e istituzioni finanziarie, responsabili del disastro in corso.

Il ricatto del debito è una menzogna che si basa sull’ignoranza e sulla manipolazione, attuata purtroppo dal sistema mediatico e politico dominante con la complicità della triste casta degli “esperti” del pensiero unico, composto da economisti tradizionali e commentatori conformisti. L’unica via per uscirne è informarsi, conoscere e organizzare la ribellione.

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