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Uno che merita d’essere ascoltato

28 settembre 2012

Lunedì 17 settembre ero a Trieste ad ascoltare Noam Chomsky, che ha tenuto una conferenza di un’ora sul nuovo ordine mondiale. Chomsky è uno dei maggiori intellettuali viventi e propone un’analisi della politica internazionale che l’establishment giudica radicale e quindi rifiuta, soprattutto ignorandola. Ma Chomsky è un prestigioso linguista e la sua attività pubblicistica su temi politici è così vasta e così ricca che è divenuto ugualmente una celebrità internazionale.

C’è naturalmente il sospetto che le sue conferenze – così nette, così avverse ai potenti di oggi e di ieri – siano proposte come una civetteria da chi le organizza e fa parte dell’establishment politico-economico-accademico… Chomsky in questa conferenza ha parlato del dominio esercitato nel mondo non dall’1% indicato dal movimento Occupy Wall Street, ma dal 10% di quell’1%…

Ha detto chiaramente che le democrazie occidentali hanno ormai ben poco di democratico, a cominciare dagli Stati Uniti, dove il successo alle presidenziali è ormai una questione di investimento in  marketing (e noi stiamo imitando quel modello, a forza di primarie e leaderismi). Ha definito Usa e Israele “stati canaglia” che violano regolarmente le norme del diritto internazionale e la carta fondamentale dell’Onu; ha aggiunto di temere per una prossima guerra nel Medio Oriente causata da Israele e ha indicato il disastro ambientale in corso, rispetto al quale nessuno sta facendo nlla di veramente serio, come la seconda forte minaccia che pesa sul futuro dlel’umanità.

Le vie d’uscita che Chomsky intravede passano attraverso la partecipazione dei cittadini, la protesta popolare, la riappropriazione di autentici strumenti di democrazia. Perciò Chomsky appoggia il movimento Occupy, del quale indica però anche i limiti: per fare un salto di qualità e incidere di più, dovrà fatalmente impostare una politica di classe, ma allora – solo allora – troverà nei poteri stabiliti un’ostilità fortissima, una contrapposizione dura.

La conferenza merita davvero d’essere ascoltata, anche se poi si rischia una depressione a pensare al livello della discussione politica nel nostro paese.

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