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Diaz, chi balbetta e chi tace

10 luglio 2012

L’intervista del Secolo XIX al pm Enrico Zucca, il magistrato che ha permesso, con il suo rigore e la sua ostinazione, di portare a termine l’inchiesta Diaz. Zucca mette i puntini sulle i con riguardo alle responsabilità dei vertici di polizia e alle scuse, tardive e monche, offerte dal capo della polizia Antonio Manganelli. In un passaggio fa un velato riferimento agli incredibili articoli delle “grandi firme” di Corriere e Repubblica che prima e dopo la sentenza di Cassazione hanno accusato la procura di Genova, quindi Zucca, di avere agito in base a teoremi e supposizioni di complotti e di avere evitato di inquisire altri personaggi, in particolare Ansoino Andreassi. Tesi inconsistenti per chi conosce gli atti, frutto probabilmente di un astio verso la procura genovese dettato dall’estrema vicinanza dei cronisti ai funzionari condannati il 5 luglio.

Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, pm al processo Diaz

La partita comunque ora si sposta sul piano politico-istituzionale, dove la reazione alla sentenza del 5 luglio è stata simile a quella dei due “grandi” giornali.  Il silenzio dei maggiori partiti, dei gruppi parlamentari, dei leader e mezzi leader – in particolare quelli del centrosinistra – è molto preoccupante. Le condanne definitive tolgono ogni alibi a chicchessia: gli undici anni trascorsi dal G8 genovese ci dicono che abbiamo bisogno di riforme urgenti delle forze di sicurezza, ma nessuno sembra disposto a impegnarsi.

Le condanne hanno sorpreso e messo in difficoltà in particolare il partito e la coalizione che nel 2001 parlavano di “notte cilena” e chiedevano una commissione d’inchiesta. La sensazione è che il cosiddetto centrosinistra su questo tema sia alla paralisi. Non verrà da lì il cambiamento necessario: ci vuole davvero un’onda forte che provenga dalla società civile.

L’intervista del Secolo XIX con Enrico Zucca

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One Comment leave one →
  1. 13 luglio 2012 09:04

    Abbiamo scoperto che le forze dell’ordine in Italia sanno (a volte e solo a volte) scusarsi, da Manganelli sulla mattanza della Diaz ai Carabinieri sull’esame di stato in cui hanno equiparato l’omosessualità alla zoofilia (link: Tante scuse, ma chi paga?). Sarebbe forse il caso che invece dei corsi di bon ton, però, si facesse della formazione seria sui principi democratici – anzi, viste certe violenze, sui principi basilari dell’umanità…

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