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Il senso del caso Diaz

4 luglio 2012

Giovedì 5 luglio 2012: è – forse – il giorno in cui la magistratura italiana metterà la parola fine alla vicenda Diaz. La Cassazione potrebbe confermare le condanne degli imputati, licenziando di fatto i massimi dirigenti della polizia investigativa italiana, ma potrebbe anche riformare la sentenza d’appello, salvando i dirigenti di grado più alto (come fece il tribunale in primo grado), oppure ordinare il rifacimento dell’appello: in quest’ultimo caso sarebbe la prescrizione a mettere la parola fine, fra qualche mese.

Sarà una sentenza emessa in condizioni di libertà limitata, per le ragioni che ho esposto in questo articolo. Alla vigilia dell’udienza finale devo dire che trovo insopportabile, da cittadino, l’arroganza con la quale le istituzioni hanno affrontato in questi anni il caso Diaz: è davvero incredibile che gli stessi dirigenti che la notte della Diaz osservai confabulare nel cortile della scuola mente uscivo in barella, siano oggi al tempo stesso imputati di reati gravissimi e con il rischio di non potersi presentare in ufficio dopodomani (in caso di condanna, per la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni), e massimi responsabili delle attività investigative in Italia. In quale paese democratico potrebbe avvenire qualcosa del genere? E in quale paese ciò potrebbe essere accettato dal 100% delle forze politiche parlamentari e da tutto il sistema mediatico?

Quella di domani, per noi parti civili, sarà una giornata al di sopra dei nostri mezzi: saranno in gioco questioni di potere che sfuggono al nostro controllo e che condizioneranno il lavoro dei giudici di Cassazione. Non si può essere ottimisti, ma comunque vada, potremo dire di avere fatto fino in fondo la nostra parte in tutti questi anni e di avere raggiunto almeno un obiettivo: disponiamo di una ricostruzione storica dei fatti – incontestabile  e incontestata – che inchioda sia gli imputati sia una serie di altri personaggi a responsabilità storiche, morali, professionali che nemmeno una sentenza di assoluzione potrà cancellare.

Purtroppo sappiamo anche un’altra cosa, e cioè che il caso Diaz, comunque vada (quindi anche in caso di conferma delle condanne inflitte in appello) avrà messo a nudo le menomazioni strutturali di un sistema istituzionale che non riesco proprio a definire democrazia.

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