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Evviva, in Grecia ha vinto il peggior partito d’Europa

18 giugno 2012

Fa una brutta, bruttissima impressione ascoltare ledaer politici e mezzi d’informazione  (a reti pressoché unificate) esultare per l’esito del voto in Grecia. Il primo partito votato in qul paese – Nuova Democrazia – è espressione di una destra retriva e allineata su quelle posizioni di cieco neoliberismo che hanno condotto il paese al disastro (con l’aggiunta, non determinante ma significativa, dei borgli nei conti per mascherare la reale situazione dei conti pubblici).

Antonis Samaras, leader di Nuova Democrazia

I finanzieri e le corporation che ancora governano il mondo, ma con crescente affanno, oggi temono gli elettori: hanno paura che si rivoltino contro di loro e premino chi si oppone alle politiche della Troika, alla logica fallimentare del rigore di bilancio, alla chimera assurda della crescita. Non hanno il coraggio, o meglio la forza, per impedire le elezioni, e quindi corrono il rischio di trovarsi in casa un Tsipras o chi per lui, leader politici cioè che non parlano la lingua di legno del neoliberismo. Per sventare questa minaccia sono disposti a tutto ciò che è possibile fare: ricatti, pressioni sui vertici politici ed economici dei singoli paesi, proclami di disastri imminenti in caso di voto “sbagliato”.

In Grecia ce l’hanno fatta, come annunciano in Italia il premier Monti, i principali leader politici, tutti i tg e i gr pubblici e di Mediaset, i quotidiani (tranne l’Unità che ancora distingue fra la destra-destra e il neoliberismo dei centrosinistra): ad ascoltarli si prova però un brivido. Tutti uniti nella missione di applicare i folli memorandum di Bruxelles, a qualsiasi costo e in pieno contrasto con l’evidenza. Tutti uniti a  festeggiare la vittoria di uno dei partiti più fallimentari d’Europa (forse solo il Pasok è riuscito a fare peggio, visto il nome che porta, cioè partito socialista).

Alla fine si prova un po’ di invidia per i cittadini greci: seppure sotto pressione e condizionati da una propaganda martellante, hanno almeno avuto di che discutere e di che scegliere, fra il neoliberismo infelice e servile di Nuova Democrazia e Pasok e il discorso alternativo portato avanti da Syriza, che ha tenuto il campo nonostante le calunnie, i ricatti, le minacce, le falsificazioni. Fa specie che a urne chiuse nemmeno i media stranieri, ad esempio italiani, siano in grado di fare un resoconto serio e sereno della posta in gioco e delle prospettive in campo.

L’informazione sarebbe il motore della democrazia, da troppo tempo quella dei grandi media non è degna di un compito così delicato. : la numerosità delle testate non inganna più, cambiano solo le sfumature. Oggi più che mai per trovare informazione buona, tocca cercare ai margini del sistema, fra le piccole testate indipendenti. Finché resistono.

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