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Sos Cassazione, salvate quei dirigenti

9 giugno 2012

Lunedì 11 comincia in Cassazione l’esame delle condanne di secondo grado inflitte a 25 agenti, funzionari e dirigenti di polizia per i falsi e le violenze alla scuola Diaz nella notte fra 21 e 22 luglio 2001.

Le sorprese, sul piano strettamente tecnico, non mancano, come si può vedere dall’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano, ma sono difficilmente decrittabili. Quel che è sicuro, è che i giudici sanno bene d’essere osservati speciali: tutto il mondo politico e istituzionale, senza eccezione alcuna, si aspetta che le sentenze siano cancellate (per lo meno quelle a carico dei due-tre dirigenti più importanti), o che almeno si arrivi a un rinvio del processo al tribunale, con l’effetto di arrivare alla prescrizione senza avere chiuso l’iter.

Qeust’ultima soluzione non sarebbe certo onorevole, ma l’onore e la lealtà istituzionale non hanno avuto alcuno spazio negli undici anni trascorsi dalla notte della vergogna per la polizia italiana.

 

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2 commenti leave one →
  1. gerritboeckbinder permalink
    9 giugno 2012 12:36

    Se parliamo di “onore e lealtà istituzionali” possiamo tranquillamente estendere il tempo considerato ad un periodo maggiore.
    Tra l’altro questa storia dello “spettro” della prescrizione per ogni reato la considero piuttosto idiota, soprattutto in campo penale dove le motivazioni della sua applicazione sono risibili. Ovvio che questa è solo la punta di un iceberg.
    Sul suo tono speranzoso ma disilluso mi trovo, purtroppo, a dover concordare. Purtroppo, dico, sia dal punto di vista etico che umano.

    • guadagnucci permalink*
      9 giugno 2012 13:31

      L’altro giorno il dottor Francesco Gratteri, che è il capo dell’Anticrimine, ha guidato la conferenza stampa durante la quale sono state spiegate le circostanze dell’arresto del commerciante reo confesso per l’attentato di Brndisi. E’ stato ripreso dalle tv e fotografato, come si conviene a un dirigente che illustra una “brillante operazione delle forze dell’ordine”. Il prossimo 16 giugno, se la Cassazione dovesse confermare la sentenza d’appello (nel caso di Gratteri, 4 anni di pena e 5 di interdizione dai pubblici uffici), il dottor Gratteri non solo non sarebbe più il capo dell’Anticrimine ma non potrebbe nemmeno presentarsi al lavoro, causa appunto la pena accessoria dell’interdizione. E’ pensabile che ciò avvenga? Ma soprattutto, ha senso che la polizia di uno stato democratico si esponga in questo modo e arrivi a un giudizio così delicato, e per fatti storici accertati, mantenendo ai loro importanti posti dirigenti condannati in secondo grado? Non credo di sbagliarmi, se dico che in qualsiasi altro stato europeo, o almeno in quelli con un’etica pubblica decente, i dirigenti sotto processo sarebbero stati tutti sospesi o almeno collocati in posizioni non operative e non di vertice. A fronte di questa… anomalia, che cosa può realisticamente fare la Corte di Cassazione?

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