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Green Hill e la rifondazione dei diritti umani

30 aprile 2012

L’immagine di questo cucciolo di cane beagle, appena liberato dall’allevamento dell’azienda Green Hill a Montichiari, è una foto-simbolo di una lotta contro l’ingiustizia. Una lotta che i più guardano con indifferenza o al massimo con sufficienza, senza coglierne il senso più profondo. Battersi per la vita di cani fatti nascere e poi segregati con l’obiettivo di venderli a un laboratorio di vivisezione, è una lotta per la libertà, per la dignità della vita di ciascun individuo, a qualunque specie appartenga. Questa nozione, a dispetto dell’indifferenza generale, è il fondamento più solido per la libertà e i diritti di ciascuno, inclusi gli umani. E’ su questa base – i diritti del vivente – che andrebbe rifondata la categoria dei diritti umani, oggi in grave crisi  perché sottoposta a infinite strumentalizzazioni, ma anche per intrinseca debolezza.

La vivisezione è fra le pratiche più odiose: implica l’umiliazione di milioni di individui, la violazione dei loro corpi per esperimenti e test di dubbia utilità (c’è una casistica infinita di fallimenti dei test su animali), sempre giustificati con la “superiore” esigenza di tutelare la salute umana. La vivisezione è in realtà una delle forme più eloquenti del delirio di onnipotenza della specie umana in questa fase della sua storia. Guidata da una scienza che nemmeno avverte il bisogno di giustificare le sue pretese, né di confrontarsi con la nozione di “rispetto delle vite altrui”, la società contemporanea continua a seviziare e uccidere milioni di animali, proponendo una visione del mondo e della vita basata sulla spietata logica del più forte, con facoltà di mettere a morte i sottomessi. E’ la stessa logica che ha guidato la sistematica distruzione delle risorse naturali, tipica della società industriale, fino a mettere a repentaglio le condizioni di vivibilità sul pianeta.

A Montichiari dodici persone sono state arrestate, con accuse pesantissime, per l’irruzione nello stabilimento – contestato da molti mesi – e la liberazione di poche decine di esemplari. E’ stata un’azione radicale di alcuni animalisti, come da tempo non se ne vedevano. Del resto il caso Green Hill ha riportato in primo piano il tema della vivisezione dopo molti anni di silenzio da parte dei grandi media.

Sul piano politico, anche stavolta si è riproposto lo schema classico: gli animalisti hanno agito in solitudine ed autonomia, con l’intento di forzare la mano ai decisori politici, contando sull’appoggio dell’opinione pubblica. In questi giorni è in discussione al Senato il recepimento della direttiva europea sulla vivisezione e il tema del contendere è un emendamento, presentato dall’onorevole Michela Brambilla, che mette in discussione l’esistenza stessa di Green Hill, proibendo l’allevamento di cani, gatti e primati per la vivisezione. Anche la Regione Lombardia ha in progetto un provvedimento dello stesso tenore.

VIDEO: I CUCCIOLI LIBERATI

 L’onorevole Brambilla ha visitato i detenuti in carcere, rimarcando il valore morale, puramente altruistico, dell’azione; lo stesso hanno fatto gruppi e associazioni animaliste, pur nella grande diversità di punti di vista (l’onorevole Brambilla, deputata della destra, è fortemente criticata dai gruppi antispecisti). Tacciono i partiti, tace la sinistra. Eppure la lotta contro la vivisezione è una lotta di civiltà e di liberazione, è una lotta – fra le più pure – contro l’ingiustizia. Il ritardo culturale accumulato dalle forze di sinistra è davvero grande. Quel cucciolo portato in salvo è un’immagine di libertà: come non capirlo?

Intanto mi unisco alla richiesta: SIANO LIBERATI I DODICI ARRESTATI!

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