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La crisi è finita, parola di sacerdote

3 aprile 2012

A leggere i giornali di oggi spiccano due notizie (in verità solo una è una notizia): l’affermazione – pare non sia uno scherzo – del professore-tecnico, secondo il quale la crisi è finita; i dati dell’Istat sulla disoccupazione, che cresce e raggiunge livelli non più toccati da alcuni anni. In apparenza sono informazioni contraddittorie, ma una spiegazione ci potrebbe essere: il professore, dopo tutto, è un primo ministro, lanciatissimo nella politica nazionale, e si è lasciato andare alla consueta allocuzione propagandistica, per mettere in luce il prorpio operato (sarebbe lui l’artefice della conclusione della crisi); mentre i dati dell’Istat hanno la durezza delle statistiche in tempo di recessione.

Ma forse c’è un’altra spiegazione, e forse è la più convincente: nell’ideologia del professore, che è un epigono fuori tempo della signora Thatcher, lo stato ideale dell’economia, comporta la completa flessibilità (così dicono loro; sottomissione, direi io) della forza lavoro, in modo che le forze del mercato possano dispiegare tutta la loro (iniqua) potenza. Quindi l’alta disoccupazione non è poi così negativa, nella logica del professore, è anzi la necessaria premssa per vagheggiare la mitica crescita.

E’ il cinismo dei sacerdoti del liberismo, religione morente, che però sfida il mondo e non si piega alla realtà.

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