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Ti torturo, quindi siamo partner scientifici

19 marzo 2012

Il Senato sta discutendo la conversione in legge della Direttiva europea sulla vivisezione e un gruppo di scienziati si è mobilitato per cercare di impedire che sia approvato un emendamento che porrebbe limiti indesiderati (in particolare il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione). La Direttiva europea è pessima: in alcuni punti peggiora la situazione preesistente, segno che la lobby del farmaco – potentissima a Bruxelles – ha lavorato al meglio. L’emendamento italiano non incide sulla sostanza, ma creerebbe dei fastidi (ad esempio dovrebbe chiudere la contestata Green Hill).

Nel presentare il loro appello alla stampa, gli scienziati firmatari hanno chiesto di affrontare la questione senza pregiudizi, dicendo fra l’altro – secondo quanto riportato dall’agenzia AdnKronos –  che gli animali oggi non sono “strumenti da laboratorio, ma partner degli scienziati“. Un’affermazione veramente odiosa, che dà la misura di un  antropocentrismo così pronunciato da superare ogni barriera del cinismo e anche del buon senso (chi oserebbe definire un torturato partner della ricerca di qualsivoglia verità o giustizia?)

I nostri scienziati hanno chiesto anche di non usare la parola vivisezione: sanno che è sgradevole, perché rende bene l’idea dell’uso di corpi altrui, e vorrebbero eliminarla dal lessico corrente, per nascondere ciò che invece è: la sperimentazione animale altro non è che l’uso di corpi altrui e proprio perciò si vorrebbe – Orwell insegna – cancellare questa parola, non riuscendo al momento a ribaltarne il significato.

Gli scienziati vivisettori tendono a considerare i loro avversari degli oscurantisti, poiché il progresso coinciderebbe con i loro esperimenti, e quanto al resto non paiono disposti ad ascoltare l’argomento di chi sostiene l’illiceità morale della tortura e della messa a morte di esseri senzienti per compiere esperimenti più o meno scientifici. Si ritiene evidentemente che disporre degli altri animali non pone alcun problema e che gli esperimenti sono buoni e desiderabili di per sé: i vivisettori sfornano statistiche che non danno mai un 100% di affidabilità e si rifiutano di mettere in discussione il loro modo tradizionale di agire, incuranti della constatazione – frutto dei loro stessi pur discutibili dati – che nel corso del tempo hanno torturato e ucciso migliaia e migliaia di animali assolutamente per niente.

Qui sotto un intervento di Equivita, che merita di essere preso in considerazione:

Vivisezione: gli ultimi fuochi di un paradigma morente …
… che esercita ancora il suo dominio monopolizzando l’informazione.

Risposta al direttore dell’Istituto Mario Negri, prof. SILVIO GARATTINI
Alcuni dati statistici
–     92 per cento Sono i farmaci che risultano innocui sugli animali e vengono poi scartati durante le prove cliniche sul’uomo (dato di “Pubmed”, Inghilterra)

–   5-25 per cento E’, secondo Ralph Heywood, ex direttore del centro di ricerca inglese Huntington Life Sciences, la coincidenza tra la reazione dell’animale e quella dell’uomo

–  82 per cento E’ la quota dei medici inglesi preoccupati per i danni    prodotti dalla sperimentazione su animali (Studio di Tns Healthcare)
–  60 per cento E’ di quanto differiscono le risposte dei test fatti sui topi in laboratorio da quelle fornite dai ratti, loro stretti parenti
–  4° posto è la posizione delle malattie iatrogene (cioè provocate dai farmaci) nella classifica delle cause di morte dei paesi industrializzati.

Premessa:
Nel luglio del 2007 il NRC (Consiglio Nazionale delle Ricerche USA) presentò un Rapporto di aggiornamento sulla tossicologia, richiesto dall’EPA (agenzia per l’ambiente) intitolato “Tossicologia del XXI secolo: una visione e una strategia”. In esso veniva annunciata una Rivoluzione, all’epoca già iniziata: le valutazioni di tossicità (che coprono il 75% dei test su animali effettuati nel mondo) avrebbero abbandonato il “modello animale”, da tempo contestato in quanto inaffidabile e privo di predittività per la specie umana (vari articoli in merito a ciò erano già stati pubblicati su Nature, BMJ, New Scientist, Scientific American, Spere, Biologi italiani, the Scientist, ecc.) per fare ricorso al grande potenziale di una moderna ricerca, perlopiù in vitro e su cellule umane, ispirata alle straordinarie nuove conquiste della scienza (specie nella genetica e nella biologia).

Tale rivoluzione, secondo il Rapporto, costituisce “un avvenimento epocale, di quelli che danno un nuovo corso alla storia della scienza, come è avvenuto con la scoperta della penicillina, quella del DNA, con la nascita del primo computer… “

Il Comitato Scientifico EQUIVITA dette massimo risalto alla notizia. Jeremy Rifkin pubblicò un articolo su l’Espresso (15.11.07) dal titolo “La grande notizia scientifica dell’anno 2007 di cui non avete mai sentito parlare” in cui egli osservava: “Da anni leghe anti-vivisezione e associazioni animaliste sostengono questa tesi e da anni esse vengono schernite da enti scientifici, associazioni mediche e lobby industriali che le accusano di essere contro il progresso e di tenere più agli animali che alle persone. Ora però è l’establishment scientifico a essere arrivato alle stesse conclusioni. Le prove di tossicità eseguite sugli animali sono da considerarsi scienza di cattiva qualità.”

Cosa è successo da allora:
Negli USA: le indicazione del CNR sono state ampiamente applicate da tutti gli organi di ricerca statale: un piano quinquennale di tossicologia cellulare è stato subito sottoscritto nel corso di un’assemblea della AAAS, Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza, da tutte le maggiori agenzie di controllo statali (FDA, EPA, NIEHS, ecc.), per la valutazione di numerose decine di migliaia di sostanze chimiche che minacciano la salute dei cittadini americani e di cui nessuna valutazione critica era mai stata fatta. Sul progetto, ancora in corso, si legge un interessante aggiornamento in un articolo del Scientific American del 13.10.11. (http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=robot-allows-high-speed-chemical-testing).

Nella UE: nel 2007 viene varato il regolamento REACH, anch’esso per la valutazione di tossicità delle nuove sostanze da introdurre nell’ambiente. Ma il progetto REACH, che inizia con lo studio di 30.000 sostanze già presenti, prevede l’obbligo dei test su animali (con le poche eccezioni dei rari metodi approvati dall’ECVAM) e fallisce dunque in partenza nel suo presunto intento di tutelare la salute e l’ambiente.

Nel 2010 viene votata la nuova direttiva sulla sperimentazione animale, che non solo non muove alcun passo verso i nuovi metodi, ma rende l’uso del modello animale ancora più stringente di prima.

Cosa succede oggi:
L’appello che viene dal mondo della scienza (ed è sempre più diffuso) ribadisce che il “modello animale” non ha valore scientifico (ogni specie animale può essere modello soltanto di se stessa) e che di conseguenza la sperimentazione animale rappresenta:
· un pericolo per la salute umana e per l’ambiente,
· un freno allo sviluppo dei nuovi metodi di ricerca biomedica fondati sulle straordinarie acquisizioni scientifiche del nostro tempo,
· un ostacolo alla possibilità di attingere a risposte ben più affidabili, esaurienti, veloci ed economiche, forniteci dalle nuove tecnologie pertinenti per l’uomo.
– uno spreco inaccettabile di risorse: qualsiasi cosa venga verificata studiando una cavia dovrà essere di nuovo verificata studiando l’essere umano.

Risposta al Prof. Silvio Garattini per quanto riguarda lo studio dei primati:
·      Nelle analisi comportamentali le informazioni ottenute con le ricerche di etologia, fatte nell’ambiente naturale in cui vivono i primati, forniscono risposte assai migliori di quelle che si ottengono nell’ambiente artificiale del laboratorio.
·      Le analisi delle cellule (neuroni) attraverso metodiche invasive forniscono risposte assai meno complete di quelle che si ottengono con metodiche del tutto non-invasive di nuova generazione. Queste ultime hanno inoltre il grande vantaggio di poter essere effettuate direttamente sull’uomo (ad esempio con il neuroimaging funzionale, la magnetoencefalografia, la risonanza magnetica funzionale, ecc.)
·      La sperimentazione sulle scimmie si è rivelata fallimentare anche per la ricerca
farmacologica. Infatti, dei circa 100 vaccini elaborati per curare la malattia delle scimmie simile all’Aids, non uno solo ha potuto essere applicato all’uomo, nonostante gli effetti riscontrati sulle scimmie. L’indice di successo è stato uguale a zero: un risultato che in nessun altro campo della scienza sarebbe tollerato, specie se si considera che queste ricerche comportano investimenti di  molti milioni di dollari (senza contabilizzare l’investimento in sofferenza).

Va anche ricordata l’eterna lotta ai tumori e la sconfitta nella guerra alle “malattie del secolo”. Ci limitiamo ad alcune citazioni:
·      “Il tumore che insorge spontaneamente nell’uomo nulla ha a che vedere con il tumore indotto artificialmente nel topo” (“Un male curabile”, prof.Umberto Veronesi)
·      “Ogni specie può essere modello soltanto di se stessa. Investire ancora in un metodo di ricerca fallace, non predittivo per noi, e definito ‘cattiva scienza’ in organi ufficiali (vedi la rivista Nature,10/11/05) significa sprecare risorse incalcolabili”. (prof.Gianni Tamino, presidente del Comitato Scientifico Equivita)
·      “Ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano migliaia di milioni di dollari usando come modelli i roditori nella ricerca oncologica” (prof.Robert Weinberg di MIT)
·       “Se considerate i milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare e poi li confrontate con ciò che siamo riusciti, o meglio non siamo riusciti a fare nella cura delle metastasi umane, vi renderete conto che in quei modelli qualcosa è sbagliato” (“Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro”, Fortune 2004).

Infine:
L’86% dei cittadini europei (in un sondaggio del 2006 della Commissione europea) così come lo stesso 86% dei cittadini italiani, (secondo un’indagine Eurispes), che hanno detto essere contrari alla sperimentazione animale, chiedono che venga rispettato l’art.13 del trattato di Lisbona, che sancisce il rispetto degli animali quali esseri senzienti.
Con le manifestazioni indette a Greenhill e a Correzzana contro l’importazione e l’allevamento  degli animali da laboratorio, i cittadini italiani intendono esprimere un dissenso che va ben oltre tali attività commerciali.

I cittadini italiani ed europei sono contrari alla sperimentazione animale e useranno ogni metodo pacifico e lecito per accelerare l’abolizione, ormai da tutti attesa e frequentemente annunciata, della fuorviante e crudele pratica di sperimentazione animale, o vivisezione (1).

(1): Per quanto riguarda la parola “vivisezione“, in tutti i dizionari italianivivisezione e sperimentazione animale vengono considerati sinonimi.
Enciclopedia americana: Vivisection: “il termine si applica d ogni tipo di sperimentazione sugli animali, che questi vengano sezionati o no”.            Webster dictionary: “ogni forma di sperimentazione animale, specialmente se provoca sofferenze al soggetto”.

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2 commenti leave one →
  1. Federico Barletta permalink
    19 marzo 2012 18:43

    Non se ne esce, Farmindustria con i suoi potenti mezzi è in grado di comprare chiunque. L’unica possibilità è che i media e sopratutto le televisioni aprano dei tavoli di confronto con Garattini e soci da una parte e il Prof. Bruno Fedi, il Dott. Stefano Cagno, Il Dott. Massimo Tettamanti ed il Dott. Massimo Terrile dall’altra. Il tema dovrebbe essere “Vivisezione: vera scienza o falsa scienza?”. Perchè non lo si fa?, perchè non se ne discute….liberamente, apertamente?

  2. 17 aprile 2012 18:28

    Ma è mai possibile che non si possa fare una sperimentazione senza l’uso di animali? Ma se c’è tanta gente contraria a questa pratica, un motivo ci sarà! Per quanto riguarda quelli che hanno votato sì, fanno parte della cosidetta casta e per me se ne possono andare a casa a lavorare veramente come fanno TUTTI gli onesti cittadini che pagano le tasse! Sono solo dei ladri e non hanno più alcun credito: vogliamo gente nuova al governo!

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