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Fascismo finanziario e nuove tecniche di colpo di stato

6 febbraio 2012

Mentre i membri del governo tecnico non perdono occasione per lasciarsi andare a infelici e odiose espressioni su chi sia responsabile per l’assenza di lavoro, per il  precariato, per il deficit di prospettive per i giovani – vedi la ministra Fornero che liquida il “posto fisso” come inattuale e la ministra Cancellieri che apostrofa i giovani e dice che cercano  sistemazioni comode vicino a casa (quali giovani, quanti giovani? faccia i casi e i nomi, signora ministra) -, meritano un’attenzione per perle offerte dal libro dell’ex ministro Giulio Tremonti, che una volta uscito dal governo sta vuotando il sacco, dicendo alcune verità finora per lui impronunciabili.

Il suo Uscita di sicurezza, almeno per alcune parti e in particolare per come rimarca la questione democratica come nodo centrale nella ricerca di un’uscita accettabile dalla recessione, fa venire in mente Tecnica del colpo di stato di Curzio Malaparte, che nel 1931 fece un’analisi piuttosto irriguardosa, ma non sbagliata, della rivoluzione bolscevica come di quella fascista…

Tremonti, com’è noto, teme l’avvento di un “fascismo finanziario”, e come lui la pensano molti studiosi, e anche molti cittadini abituati a pensare con la propria testa. Siamo in una fase di svuotamento delle democrazie : vedi, tanto per fare degli esempi, i diktat della Troika al governo greco; la lettera del 5 agosto 2011 inviata da Bce e Bankitalia al governo italiano con l’indicazione dei provvedimenti da inserire nella manovra; l’avvento al potere di uomini che sono diretta espressione del sistema finanziario (Monti, Passera e altri da noi; il nuovo premier greco); il dominio esercitato da Angela Merkel sulle scelte dei governi europei; il progetto di introdurre nelle costituzioni una teoria economica (il monetarismo neoliberista) e così via.

Dunque, Tremonti vede così le prospettive, in assenza di una forte virata nelle politiche recessive in corso: “Una volta”, scrive l’ex ministro, “il pronunciamento lo facevano i militari. Occupavano la radio-tv, imponevano il coprifuoco di notte eccetera. Oggi lo si fa con l’argomento della tenuta sistemica dell’euro, […] lo si fa condizionando e commissariando governi e parlamenti; sperimentando al cosiddetta nuova governance europea rafforzata. Ed è la finanza a farlo, il pronunciamento, impondendo il proprio governo, fatto quasi sempre da gente con la sua stessa uniforme, da tecnocrati apostoli cultori delle loro utopie; ingegneri applicati all’economia, come era nel Politburo prima del crollo; replicanti totalitaristi dalla Saint-Simon”.

I nostri “democratici” sembrano assai più timidi e assai meno lucidi dell’ex ministro, che pure resta saldamente collocato nella destra politica e nell’alveo di un temperato liberismo. La bancarotta dei centrosinistra europei sui temi economici e la loro omologazione all’utopia mercatista, come la chiama Tremonti,  è uno dei paradossi che avvelenano questa stagione storica, allontanando la possibilità di non soccombere di fronte alla lotta di classe che i ceti dirigenti, guidati dal capitale finanziario, hanno scatenato come risposta alla crisi esplosa nel 2008.

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