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La religione neoliberista intossica anche i media

23 gennaio 2012

Il professor dimostrare di puntare al colpo grosso. Sta preparando un piano di esproprio dei beni pubblici e un attacco ai diritti del lavoro che non hanno precedenti. La sua natura di “tecnico”, chiamato dal presidente a salvare la patria, gli consente di osare l’inosabile, di applicare cioè al corpo vivo del paese le misure più estreme fra quelle previste dalla teoria economica neoliberista, che il professore vive come una religione.

Con la scusa del debito Monti sta procedendo alla svendita del patrimonio pubblico e con la scusa della recessione sta per aprire la strada alla deregulation anche nel mondo del lavoro. Quando Monti dice che l’articolo 18 non è più un tabù, sta dicendo che l’impresa sta sferrando l’attacco finale al lavoro: si tratta di stabilire che l’impresa avrà il diritto, anzi il compito (secondo i dettami della religione neoliberista), di agire senza vincoli di sorta, spazzando via l’idea che il lavoratore sia un cittadino titolare di diritti, che prevangono rispetto alla ricerca del profitto.

I piani di Monti sono fallimentari: l’idea di mettersi in concorrenza con il resto del mondo sul piano del costo del lavoro, è semplicemente assurda; il proposito di rilanciare la crescita privatizzando i servizi pubblici e smontando alcune corporazioni, è privo di senso (può essere utile, sull’argomento, leggere questo articolo dell’ex direttore dell’Iri Duccio Valori). Quel che fa specie, in una fase storica così grave, è l’assenza di dibattito pubblico, il deficit spaventoso di analisi politica.

I giornali principali sono tutti schierati dalla parte del professore e delle sue dogmatiche convinzioni neoliberiste: certo, non ci si può sorprendere, visto che i medesimi giornali sono prioprietà dei grandi attori dell’economia e della finanza, ma siamo in una fase culturale che somiglia agli Stati Uniti post 11 settembre, un paese che non aveva bisogno di mettere sotto pressione le voci del dissenso, per il semplice fatto che non ve ne sono di significative: dal Corriere alla Stampa, da Repubblica al Sole allo stesso Fatto quotidiano, per non parlare delle televisioni, tutte ultra conformiste, siamo in un’epoca di azzeramento del dibattito e di occultamento delle informazioni cruciali.

E’ perciò che il professor Monti è presentato come un toccasana, che le sue azioni non sottoposte a critiche significative, che si accetta – sull’articolo 18 e sui diritti del lavoro – la sua miserabile retorica modernizzatrice, con l’incredibile argomento per cui la deregulation andrebbe a vantaggio dei giovani, discriminati perché non tutelati da quell’articolo 18 che quindi andrebbe eliminato per tutti! Stamani su Radio 3 il direttore dell’Espresso è arrivato ad accostare due diversi “privilegi”: l’immunità parlamentare e l’articolo 18! E’ proprio vero che i seguaci di terza classe di fedi settarie sono i più dogmatici (e i più grotteschi).

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