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Macché tassisti, parte l’attacco ai beni comuni

19 gennaio 2012

Il governo Monti sta entrando nella fase cruciale della sua campagna di esproprio di beni e  funzioni pubbliche. Il decreto sulle liberalizzazioni è una “summa” delle convinzioni ideologiche del partito neoliberista e contiene provvedimenti di deregulation selvaggia che lasciano presagire una spoliazione dei poteri pubblici in economia. Mentre ci si accapiglia sui tentativi di spezzare la corporazione dei tassisti e il blocco costituito dagli ordini professionali – provvedimenti del tutto marginali – si agisce dietro le quinte, senza che nessuno accenda i riflettori, portando un attacco formidabile ai servizi pubblici e ai beni comuni.

Il decreto punterà alla privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali, mettendo da parte lo stesso esito del referendum, con una scelta profondamente antidemocratica (a proposito, qualuno ricorda ancora come andò a finire quando il governo greco progettò di indire un referendum sulla manovra chiesta dalla troika?), ma con l’apparente consenso generale: il ricatto della crescita da rilanciare e del debito da ripagare è così potente, che diventa possibile ignorare il pronunciamento di 27 milioni di italiani senza causare reazioni significative nella politica e nei media; si parla di interventi sulle reti del gas e della possibilità, per il nuovo operatore privato, di non applicare i contratti collettivi ferroviari; si punta alla deregulation per gli scavi alla ricerca di petrolio e di un’accelerazione nello smantellamento delle centrali nucleari che fa presagire interventi d’autorità per la localizzazione dei siti di smaltimento delle scorie.

Non si parla, invece, dell’unico strumento equo che andrebbe messo in campo: un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze, con il cotstuale avvio di una vera riforma fiscale progressiva. Né si parla di un taglio drastico alla spesa militare. Siamo alla lotta di classe condotta da capitalisti e grand commis della finanza internazionale. E’ una battaglia che stanno vincendo, grazie all’acquiescenza generale e alla capacità che certi personaggi hanno di esibire faccia tosta, come quel Mario Draghi, campione della finanza internazionale, che ora arriva a dire che dobbiamo imparare a vivere senza le agenzie di rating, solo perché queste stanno disattendendo le aspettative  delle istituzioni europee.

L’arroganza, in questo come in altri casi, è pari all’impudenza.

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