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Toh, si accorgono delle spese militari assurde

12 gennaio 2012

Negli ultimi giorni, ha destato finalmente qualche scandalo l’intangibilità della spesa militare, in un’epoca in cui non si fa che parlare di tagli della spesa pubblica alfine di “salvare l’Italia” – secondo l’espressione usata dal premier Monti, che in verità suona come una beffa visto il contenuto espropriativo della sua manovra. Grazie a un’inchiesta di Altreconomia – che in materia di documentazione sull’industria bellica ha un curriculum senza pari – ripresa (quasi sempre senza dichiararlo) da importanti testate nazionali, il grande pubblico ha potuto sapere ciò che da anni è in verità ben noto: l’enormità della spesa militare, la gravità degli impegni economici che il nostro paese  ha preso con i suoi “alleati”, l’insensatezza dell’acquisto a carissimo prezzo di nuovi aerei da guerra (gli F 35).

E’ assai probabile che lo “scandalo” della spesa militare non porti ad alcun intervento concreto, vista l’insipenza dei maggiori partiti politici e la totale assenza di una politica estera autonoma del nostro paese. E tuttavia è lecito sperare che un giorno, presto o tardi, i cittadini siano spinti dalle “nuove” informazioni disponibili a fare qualche richiesta un po’ più pressante al sistema politico nazionale, specie quando sarà ben percepibile la riduzione dei servizi pubblici.

Da anni la campagna Sbilanciamoci propone una sua controfinanziaria, che poggia su un immancabile architrave: la riduzione della spesa militare per finanziare lo sviluppo dello stato sociale. E’ una posizione che il servilismo dei media ha finora bocciato come populismo, o – nel migliore dei casi – come idealismo da boy scout.

Siamo invece di fronte a una grande questione politica, perché tocca temi cruciali come il senso della spesa pubblica, gli obiettivi che un apparato economico deve proporsi di raggiungere (potenza militare o sovranità energetica?; più armi da guerra o maggiore produzione di cibo?), il ruolo che un paese vuole occupare su uno scenario internazionale che rischia di portare a nuove guerre.

Sono argomenti che riguardano l’Italia come altri paese europei, sottoposti come il nostro alle fortissime pressioni dell’oligarchia politico-bancaria  che domina questa fase della storia d’Europa. Qui si può leggere un articolo sulla Grecia. Intanto possiamo già dire che la  riduzione delle spese militari non è più una proposta ridicolizzabile: anche i grandi media hanno dovuto riconoscerlo.

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