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Facciano un gesto concreto: via le ordinanze da sindaco-sceriffo

17 dicembre 2011

Migliaia di persone sfilano a Firenze in memoria di Samb Modou e Diop Mor, uccisi in piazza Dalmazia da un estremista di destra. Denunciano, marciando, il rifuto della xenofobia e del razzismo che si sono radicati nella società italiana in questi anni. In testa al corteo, sfilano politici e amministratori locali.

A questi ultimi dovremmo chiedere di compiere un passo, che dia una segnale di comprensione e di azione all’indomani della strage fiorentina e del tentato pogrom di Torino. C’è da rompere la bolla di silenzio e di passività che ha caratterizzato queste giornate nel mondo politico istituzionale: i fatti hanno scioccato, ma nessuno he ritenuto di dover fare qualcosa, a parte qualche dichiarazioni a quotidiani e tv e l’innocuo passaggio al corteo fiorentino.

Allora perché il sindaco di Firenze,  i presidenti di Provincia e Regione, non danno senso politico concreto alla loro presenza al corteo?

Il primo potrebbe ritirare le ordinanze da lui stesso emanate secondo la logica da sindaco sceriffo iniziata dal suo predecessore. Leonardo Domenici (con l’assessore Graziano Cioni) nel 2007  proibì con ordinanza l’esercizio dell’attività di lavavetri ai semafori cittadini, ordinanza poi recepita nel regolamento di polizia municipale sotto la categoria – politicamente veleonsa – del decoro.

Matteo Renzi ha proibito di chiedere l’elemosina vicino ai mounmenti e in altri luoghi “strategici”; ha reso illegale suonare musica per strada e così via. Perché Renzi non ritira queste ordinanze? Perché non riconosce (e con lui l’attuale onorevole Domenici) che la svolta impressa con l’ordinanza sui lavavetri fu un errore politico enorme, del quale stiamo pagando il conto, in termini di minore tutela dei diritti e di favoreggiamento dell’avversione per immigrati, minoranze e in generale poveri?

Oltretutto nell’aprile scorso la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma – introdotta dal ministro leghista Roberto Maroni – che concedeva maggiori poteri di ordinanza in materia di ordine pubblico ai sindaci.  Sarebbe l’ora, per Firenze, di avviare quella discussione che mancò nel 2007, all’epoca della infelice “estate dei lavavetri”, e per le forze democratiche italiane di abbandonare la cultura securitaria che hanno coltivato in questi anni.

E perché il sindaco fiorentino e i presidenti di Provincia e Regione, non rilanciano in prima persona, assumendo un ruolo guida sul piano politico, la raccolta di firme per una nuova legge sulla cittadinanza? Perché non chiedono ai parlamentari della regione di impegnarsi in questo senso? E perché non si fanno promotori di un piano immediato e generale di superamento delle baraccopoli nelle quali sono segregate le famiglie rom presenti nella regione?

Perché nessuno fa niente?

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