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L’assoluzione e le verità che restano

23 novembre 2011

La notizia è la cancellazione, da parte della Cassazione, della condanna d’appello a carico di Spartaco Mortola e Gianni De Gennaro per induzione alla falsa testimonianza dell’ex questore di Genova Colucci. I primi commenti.

Gianni De Gennaro

L’epilogo del processo De Gennaro-Mortola non può rincuorare nessuno: da
questa vicenda esce sconfitta la complessiva credibilità delle istituzioni.
Solo in Italia può accadere che funzionari di alto rango imputati e
condannati in appello – in questo come negli altri processi scaturiti dal G8
di Genova – non rinuncino ai loro incarichi, come avviene nelle normali
democrazie, a tutela dei corpi di appartenenza e della serenità di giudizio
dei magistrati. Ma l’Italia è un paese speciale dove l’etica pubblica ha
poco corso e nessuno sente il dovere di rendere conto di qualcosa di fronte
ai cittadini, tant’è che nessuno ha mai chiesto scusa per gli abusi, i
falsi, le violenze – accertati storicamente – alla Diaz, a Bolzaneto, nelle
strade di Genova.

Sulla vicenda specifica, forse un giorno capiremo, magari grazie al processo
principale, perché l’ex questore Colucci in tribunale cambiò versione sulla
presenza alla Diaz del dottor Sgalla rispetto alle precedenti testimonianze.
Intanto i fascicoli del processo d’appello per i falsi e le violenze alla
scuola Diaz (25 funzionari e dirigenti condannati in appello) sono fermi da
un anno mezzo in attesa di arrivare in Cassazione e le parti civili per
Bolzaneto non hanno ancora ricevuto alcun indennizzo nonostante quanto
stabilito nelle sentenze di primo e secondo grado.

E’ difficile, oggi in Italia, avere ancora fiducia nelle istituzioni.

Enrica Bartesaghi e Lorenzo Guadagnucci – Comitato verità e giustizia per
Genova

UN’ASSOLUZIONE CHE NON CANCELLA LE VERITA’ SU GENOVA G8

La Corte di Cassazione ha deciso di annullare la sentenza di condanna per
Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola e ne prendiamo atto.
Ma è doveroso notare che la Cassazione è stata obbligata a decidere sotto
pressione: gli imputati (come negli altri processi post G8) non hanno
rinunciato a incarichi e carriere e il minimo che possiamo osservare è quanto
non sia semplice, per qualsiasi magistrato, giudicare il capo dei servizi
segreti nel pieno delle sue funzioni e confermato nel suo ruolo, nonostante la
condanna in appello, da governo e parlamento, falsando gli equilibri
costituzionali (in altri paesi con il rinvio a giudizio, e poi con la condanna
in appello, sarebbe scattata quanto meno la sospensione).

Il dottor De Gennaro a questo punto esce senza conseguenze giudiziarie dagli
orrori del G8, ma sul piano politico e istituzionale restano tutti i dubbi
sulla sua gestione.
Resta che nella sentenza d’appello sulla Diaz i giudici hanno scritto che:
“L’origine di tutta la vicenda (l’assalto alla Diaz) è individuabile nella
esplicita richiesta da parte del capo della polizia di riscattare l’immagine
del corpo…” Resta che il dottor De Gennaro, all’epoca responsabile
dell’ordine pubblico, non ha mai chiesto scusa per la disastrosa gestione del
G8: i fatti sono incontrovertibili e gli abusi, i falsi, le violenze avvenuti
ad opera di uomini in divisa nelle strade di Genova, alla Diaz, a Bolzaneto
sono ormai eventi storici.
Sul piano storico la polizia di stato, per la gestione del G8, durante e dopo
i fatti del 2001, è già stata condannata.

Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa social forum, coautore con Lorenzo
Guadagnucci di “L’eclisse della democrazia”

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