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Quell’ammiraglio alla Difesa: sgradevole tuffo nel passato

17 novembre 2011

Ci sarebbe molto da dire sulla composizione del nuovo governo. Ad esempio sulla presenza di personaggi provenienti dai vertici di un’importante banca, come se il sistema bancario non fosse fra i maggiori responsabili dei disastri e delle ingiustizie sociali di questi anni. Si potrebbe dire qualcosa anche sulla forte, singolare vicinanza agli ambienti vaticani di vari ministri.

E tuttavia colpisce, in un governo di tecnocrati, la presenza di un ammiraglio come ministro della Difesa. E’ un fatto – diciamo così – sgradevole che un regime democratico affidi un compito del genere a un militare, anche per ragioni simboliche: un uomo in divisa sulla poltrona di ministro, oltretutto in un periodo di prevedibili tensioni sociali, riporta la memoria ai ministri della Guerra che venivano niminati, in Italia, all’inizio del secolo scorso.

Oltretutto, se fossimo un paese davvero libero, la drastica riduzione delle enormi spese militari sarebbe il più ragionevole e più efficace provvedimento per affrontare il dissesto delle finanze pubbliche. Ma nemmeno il governo M. pare avere in agenda niente del genere e la nomina dell’ammiraglio Di Paola è un messaggio sgradevole quanto eloquente.

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