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Matteo “Margaret” Renzi e l’eterno gattopardismo italiano

27 ottobre 2011

Sono passati trent’anni e molti disastri sociali ed ambientali sono avvenuti, ma il thatcherismo continua ad avere i suoi seguaci, anche in questi mesi, ormai anni, di crisi globale del neoliberismo. L’ultimo entusiasta per la ricetta ideologica imperniata sulle virtù dei privati, sul feticcio della crescita, sul discredito per tutto ciò che è “cosa pubblica”, è il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che si propone come innovatore – lui dice “rottamatore” facendo proprio, non a caso, il linguaggio consumistico corrente – all’interno dell’attuale opposizione.

Ammiratore di Marchionne e delle sue ottocentesche politiche industriali, denigratore dei sindacati e teorico del giovanilismo – con continuo riferimento ai diritti conquistati negli anni come “privilegi” degli anziani da abbattere per distribuire un po’ di diritti anche ai giovani (anche in questo in piena sintonia confindustriale) -, Matteo “Margaret” Renzi ripropone le stesse teorie economiche che hanno dominato nell’ultimo trentennio, con una verniciatura di nuovo/vecchio marketing. Anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, se ne è accorto. Ma è Renzi il giovane a conquistare la scena, col sostegno dei grandi media (che del neoliberismo sono stati e sono cantori indefessi): il gattopardismo italiano non ha mai fine.

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