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La crisi è sistemica e l’Italia finirà come la Grecia

12 ottobre 2011

Si legge sui giornali che Jean-Claude Trichet, presidente uscente della Banca centrale europea, definisce “sistemica”e non congiunturale la crisi economica in corso. Vuol dire che non è rimediabile con manovre finanziarie, correzioni dei conti, piani più o meno definiti di rilancio. Eppure è attorno a provvedimenti del genere che governi, leader politici, economisti, anche sindacalisti (non tutti ma quasi) si affannano in queste settimane.

Jean-Claude Trichet

Un altro Jean-Claude, stavolta Juncker, capo dell’Eurogruppo, dice che sarà necessario “tosare” il debito greco di un 50-60%. Un eufemismo per dire che la Grecia sta per andare in default e che il suo debito pubblico sarà giocoforza ristrutturato, pesantemente ristrutturato (per le banche che detengono molti titoli di stato greci, il dimezzamento del valore avrà impatti molto importanti).

Questa “tosatura” avverrà dopo che la Grecia sarà stata messa in ginocchio, umiliata, nonché privata delle sue prerogative di paese sovrano, retto da un sistema almeno formalmente democratico. Il taglio dei dipendenti pubblici, la riduzione degli stipendi, le privatizzazioni di servizi pubblici, la vendita di beni statali – tutte operazioni pretese dalla “troika” (Ue, Bce, Fmi) in questi mesi – saranno servite solo a spolpare lo spolpabile, portando all’unica conclusione possibile, il fallimento.

La Grecia non aveva alcuna possibilità di salvarsi, come sostengono da tempo gli osservatori che si sottraggono alla retorica economica corrente (un pensiero unico che ormai è un non-pensiero unico) e come ora riconosce lo stesso Trichet.

Poiché l’Italia è avviata su un cammino simile a quello greco, occorre prendere lezione e imboccare un’altra strada. Si tratta di anticipare i tempi e decidere come gestire il debito pubblico e il “piano di aggiustamento strutturale”  che la troika imporrà presto anche a noi (per la verità ha già cominciato a farlo, vedi lettera della Bce di agosto). La proposta di congelare il debito e di affidare a una commissione indipendente il compito di valutare se e in che misura sia da rimborsare, sarebbe un atto lungimirante.

Sul sito del Centro nuovo modello di sviluppo è in corso la campagna sul congelamento del debito. Andrebbe firmata e fatta firmare.

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