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Chi non vuole la legge sulla tortura

27 settembre 2011

Ecco il testo del mio intervento al dibattito che si è tenuto a Ferrara, domenica 25 settembre, sul tema “Il reato invisibile. La tortura: una lacuna nella legge italiana”. La discussione è stata organizzata in memoria di Federico Aldrovandi, nel sesto anniversario della sua uccisione durante un controllo di polizia nei pressi di casa.

Federico Aldrovandi

 

LA CRUDA VERITA’

L’iniziativa di stasera ha il merito di richiamare l’attenzione su un elemento di realtà che si è voluto rimuovere in questi anni e cioè l’inesistenza, pressoché totale, di strumenti di prevenzione e soprattutto di verifica degli abusi eventualmente commessi da appartenenti alle forze dell’ordine.

A dieci anni di distanza dal tragico G8 di Genova, il bilancio è sotto questo profilo desolante. Le testimonianze, le inchieste e anche i processi hanno accertato verità storiche sconvolgenti. Nella caserma di Bolzaneto, come si legge nelle sentenze del tribunale di Genova (44 agenti riconosciuti colpevoli in secondo grado, anche se quasi tutti prescritti), si sono praticati maltrattamenti su decine di persone qualificabili come tortura. Alla scuola Diaz sono state arrestate sulla base di prove false, dopo un brutale pestaggio, 93 persone (io fra queste), tentando poi di coprire il tutto con un’impressionante serie di menzogne, cui sono seguiti ripetuti tentativi di bloccare e condizionare il processo (25 condanne in secondo grado, inclusi altissimi dirigenti nazionali della polizia di stato).

Ricostruzioni storiche ormai pacifiche e clamorose sentenze di condanna non sono però state di lezione per nessuno. Imputati e condannati sono tutti al loro posto, i più importanti addirittura promossi, contravvenendo sia il buon senso, sia l’etica democratica, sia precise indicazioni della giustizia europea che imporrebbero la sospensione dei funzionari rinviati a giudizio e la rimozione di quelli condannati in via definitiva.

In Italia si è scelto di coprire tutti i responsabili e di legittimare i loro comportamenti: nessuno ha mai ripudiato alcunché, né gli abusi di Bolzaneto, né le violenze e i falsi della Diaz. Nessuno ha mai chiesto scusa alle vittime e ai cittadini. Le sentenze di secondo grado sono state ignorate, come fossero acqua fresca. Siamo di fronte – diciamolo chiaramente – a comportamenti che niente hanno a che fare con l’etica democratica ed anzi spingono verso ulteriori limitazioni dello stato di diritto e delle garanzie costituzionali.

Quanto allo specifico tema della tortura, siamo arrivati all’esplicita provocazione. All’indomani della sentenza di secondo grado per gli abusi di Bolzaneto, una sentenza con la quale i giudici hanno chiaramente indicato al legislatore la necessità di introdurre uno specifico reato di tortura, la nostra ambasciatrice alla commissione diritti umani dell’Onu, ha informato che il governo italiano ritiene di non avere bisogno di una legge ad hoc. Sappiamo bene che l’Italia su questo punto è inadempiente dal 1988, quando si impegnò a livello internazionale a introdurre il reato di tortura nel suo ordinamento.

Finora si erano cercate scuse nei ritardi del parlamento, nella debole azione politica riformatrice che da tempo caratterizza il paese e così via. Stavolta si è usciti allo scoperto, e la lezione di Genova è stata capovolta: la denuncia e la conferma degli abusi, anziché spingere a creare nuovi strumenti di prevenzione, trasparenza e correzione, ha indotto a chiudere la porta anche a questo elementare principio di civiltà giuridica.

Sul piano della tutela dei diritti, stiamo facendo passi indietro e lo stiamo facendo nell’indifferenza dei più. Credo di non scoprire nulla se dico che un’autentica cultura dei diritti, nel nostro paese, dev’essere ricostruita, perché in questi anni ne abbiamo fatto macerie. Le esperienze, le idee e le proposte di chi è stasera a Ferrara sono un ottimo punto di partenza.

Sono ancora convinto che il nostro paese abbia energie umane, sociali, culturali per cambiare davvero e riportarci lungo la rotta delle vere democrazie, quale oggi la nostra non è, ma sono altrettanto convinto che niente verrà dall’alto, tale è l’indifferenza delle istituzioni elettive e delle maggiori forze politiche ufficiali.
Solo una forte spinta dei cittadini organizzati, delle minoranze consapevoli, potrà imprimere quella radicale svolta che è sempre più necessaria.

Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova)

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