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In Val di Susa esperimenti di autoritarismo

23 settembre 2011

Il gip di Torino ha finalmente scarcerato le due attiviste No Tav imprigionate una decina di giorni fa. E’ una vicenda, questa, che conferma quale spessore simbolico abbia assunto, per il “sistema” politico-economico dominante, insomma per l’attuale establishment, la protesta in corso in quella fetta di Piemonte.

L’arresto delle due donne, che sono incensurate e non hanno compiuto atti di violenza, ha avuto un evidente carattere di esempio: lo stato ha voluto mostrare che sulla vicenda Tav intende usare il pugno duro fino in fondo. Ai lacrimogeni e ai manganelli, si è aggiunta l’ira della magistratura, che ha mandato un chiaro messaggio ai manifestanti – davvero chiunque potrebbe subire la stessa sorte, cioè l’arresto – e all’opinione pubblica.

E’ molto significativa, in questo senso, l’inusuale presenza all’udienza sulla scarcerazione (poi accordata sotto forma di arresti domiciliari in un caso, di obbligo di residenza in un altro) del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. Partecipando all’udienza, anche Caselli ha voluto mandare un messaggio ai manifestanti: sarà personalmente in prima linea nella lotta che lo stato ha ingaggiato contro l’ambiente e una grande fetta popolazione valsusina.

Il caso Tav sta diventando un grande esperimento di gestione autoritaria dello stato e del consenso. La protesta viene derisa da una parte, criminalizzata dall’altra. Centrodestra e centrosinistra, incuranti del diritto-dovere di dimostrare davvero le motivazioni (in realtà inesistenti o non più esistenti) che dovrebbero spingere a costruire l’opera, ne stanno facendo un simbolo, un banco di prova sulla tenuta di una certa ideologia dello sviluppo e di un certo modo di concepire il potere.

Il procuratore di Torino, che com’è noto viene dai ranghi della sinistra storica, sta attingendo a tutto l’armamentario dello statalismo ex Pci, che va a sommarsi ai rigori dell’esausta ideologia neoliberista che ha conquistato la gran parte dei politici usciti dalla stessa esperienza politica. Un autoritarismo che viene dal passato, si sta sommando a un altro autoritarismo, che scaturisce dalle macerie di una filosofia economica e sociale – il primato dei mercati  – che i poteri stabiliti vorrebbero conservare.

Dobbiamo seguire con sempre più attenzione quel che accade in Val di Susa.

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