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Hanno ucciso il cedro di Turi

10 agosto 2011

Succede che a Chiomonte hanno ucciso il “cedro di Turi”. L’albero sul quale si era arrampicato Turi Vaccaro per gridare la propria indignazione per il cantiere militarizzato aperto con la forza, è stato abbattuto. Turi lo aveva detto, durante la sua sosta sul cedro, durata due giorni e due notti: anche quest’albero è una vittima dello scellerato progetto di nuova ferrovia. Così è stato.

Il cedro di Turi a Chiomonte

Scossi dalla protesta di Turi – non qualificabile come un’azione del Black bloc, del terrorismo eco-anarchico, della violenza dei centri sociali, per rifarsi a termini e concetti  cari ai  “grandi media”  – i soldatini dello schieramento “Sì Tav” hanno ucciso il cedro, forse in preda a un furore che confonde lo strumento con il fine, come se facendo a pezzi l’albero si potessero cancellare anche le ragioni della protesta.

L’uccisione del cedro è una bruttissima notizia, con un forte significato simbolica: denota un’ansia di distruzione, un  radicale rifiuto del confronto. E’ un atto di violenza distruttrice. Al quale andrà contrapposto un di più di nonviolenza, un di più di inventiva.

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