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Genova G8, scuse e dimissioni

13 luglio 2011

Il procuratore generale Luciano Di Noto, massima autorità giudiziaria del distretto di Genova, in un’intervista uscita sulle pagine locali di Repubblica, ha dato un giudizio molto netto sulle insufficienze delle istituzioni pubbliche sulle questioni poste da Genova G8. Di Noto ha detto esplicitamente che sono mandate due cose: 1) le scuse da parte delle istituzioni; 2) le dimissioni dei dirigenti di polizia responsabili dell’ordine pubblico (e in qualche caso anche di fatti specifici, vedi cado Diaz).

Luciano Di Noto

Ricordo che nel luglio 2002, durante un avanzato incontro fra vittime della Diaz e sindacalisti di polizia, sollevai la questione delle scuse: le mie parole vennero prese con una certa sufficienza, come un’affermazione ingenua. Non è questione di scuse, ma di politica, più o meno mi si diceva. Ma la questione delle scuse è proprio una questione politica, perché riguarda l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni di quanto avvenuto, e ovviamente implica azioni conseguenti. Ora Di Noto ripropone la questione, con l’autorevolezza dell’uomo delle istituzioni.

Anche stavolta il silenzio è stato la risposta, ma è una questione vera. Qui sotto l’intervento firmato con Enrica Bartesaghi all’indomani dell’uscita del procuratore generale:

Il procuratore generale di Genova Luciano Di Noto, in un’intervista pubblicata dal suo giornale, ha detto parole molto chiare sul comportamento tenuto dalle istituzioni pubbliche in merito agli abusi di potere, i falsi, le calunnie, le violenze attribuiti alle forze di polizia durante il G8 di Genova. Sono parole importanti, dato il ruolo e il prestigio personale di chi le ha pronunciate.
Secondo Luciano Di Noto, di fronte ai fatti avvenuti alla scuola Diaz e nella caserma di polizia di Bolzaneto, qualcuno doveva chiedere scusa e chi aveva alte responsabilità doveva dimettersi.
Da anni chiediamo le stesse cose – scuse e dimissioni – ma nessuno, ai vertici dello stato, ha mai avuto il coraggio di dare una risposta, nemmeno per dire un esplicito no. Si è fatto finta di non sentire, di non sapere, si sono accampate le scuse più varie – ci sono le inchieste in corso, aspettiamo il giudizio di primo grado, poi di secondo grado, poi di terzo grado… – rifiutando, con una punta di vigliaccheria, una seria assunzione di responsabilità.
Continuiamo a pensare, come il procuratore generale, che le scuse alle vittime degli abusi, e a tutti i cittadini, non possano tardare oltre. Quest’anno ricorre il decennale del G8 genovese ed è l’ultima occasione per rimediare a un’omissione che ha menomato la credibilità delle istituzioni democratiche italiane. La prossima settimana, oltretutto, saranno a Genova molte delle vittime straniere di quegli abusi, persone che hanno collaborato lealmente con la magistratura italiana, testimoniando davanti ai giudicii e partecipando ai processi come parti civili; sono persone che meritano il ringraziamento delle nostre istituzioni.
E’ arrivato il momento che il ministro dell’Interno, il presidente del consiglio, il presidente della Repubblica dicano una parola chiara e chiedano scusa a nome dello stato. E’ una questione, ormai, di dignità delle istituzioni.
Quanto alle dimissioni di chi aveva ed ha tuttora ruoli di alta responsabilità, vista la condotta pervicacemente tenuta in questi anni, ci pare pertinente la domanda posta da Luciano Di Noto: “E’ legittimo chiedersi: che polizia abbiamo?” La nostra modesta risposta è che abbiamo una polizia, o meglio un vertice di polizia, che ha mancato di rispettare i propri obblighi morali e civili di fronte ai cittadini e alla Costituzione. Un vertice di polizia che ai nostri occhi – e temiamo di moltissimi cittadini – ha perduto ogni credibilità.
Ci piace ricordare che la nostra Carta fondamentale all’articolo 54 dice così: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
Ci pare che in questi dieci anni concetti come onore, responsabilità, lealtà istituzionale siano rimasti ai margini, arrecando un grave danno alle nostre istituzioni. Se qualcuno, nelle alte sfere dello stato, vuole impegnarsi per rimarginare la ferita aperta nel luglio 2001, diventata una piaga purulenta nel decennio seguente, è ora che si faccia avanti.

Enrica Bartesaghi e Lorenzo Guadagnucci per il Comitato Verità e Giustizia per Genova
10 luglio 2011

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