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Il G8 e l’eccezione polizia

5 giugno 2011

La promozione a questore di Spartaco Mortola, capo della digos di Genova all’epoca del G8 del 2001, è un fatto tecnico: l’avanzamento – a quanto se ne sa – è frutto di automatismi di carriera. E tuttavia c’è un elemento da considerare: Mortola è stato condannato in secondo grado in due delicati e importanti processi, quello per i falsi e le violenze alla scuola Diaz e quello parallelo per l’induzione alla falsa testimonianza dell’ex questore Francesco Colucci (in quest’ultimo è stato condannato in appello anche Gianni De Gennaro, attuale coordinatore dei servizi segreti nazionali). Nel processo Diaz Mortola ha avuto anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni: se la sentenza dovesse passare in giudicato, Mortola non potrebbe più lavorare per lo stato (per quei 5 anni).

Che senso assume, allora, la promozione di questo funzionario? Assume il senso della prosecuzione pervicace di quella politica di legittimazione e copertura degli abusi di potere avvenuti nel luglo 2001 a Genova. Nonostante fatti storici vergognosi (le torture nella caserma di Bolzaneto, le violenze e i falsi alla Diaz in testa) e anche sentenze di condanna in appello, nessuno dei funzionari e dirigenti responsabili sul piano professionale, morale e in qualche decina di casi anche penale, è stato sospeso o rimosso, come il buon senso e le direttive europee vorrebbero. Abbiamo anzi avuto promozioni di medi e alti dirigenti, come se nulla fosse avvenuto.

La scelta politica è chiara. Si dice ai cittadini e a chi lavora nelle forze di polizia che certe cose possono avvenire con copertura politica garantita. L’idea che le forze di polizia debbano essere rigorose nel rispettare la legge e responsabili verso i cittadini per ogni abuso eventualmente commesso, sembra non avere diritto d’esistere nel nostro discorso pubblico, nell’etica politica condivisa. Sembra che si voglia affermare il principio che in Italia – in certi momenti critici, come fu il G8 di Genova – l’eccezione alla legge è possibile, a volte necessaria, e che le forze di polizie possono seguire regole diverse da quelle tipiche della democrazia.

 

 

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